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Consenso eventi di comunicazione

Lucio

Il fronte del No rappresenta una sorta di Armata Brancaleone che comprende soggetti di dubbio valore etico ed assai poco credibili in materia di Costituzione, in quanto l'hanno violata più volte: senza scomodare nessuno, rammento l'art. 11, in base al quale l'Italia ripudia la guerra, ma vari governi di centro-destra (con Silvio Berlusconi premier) e di centro-sinistra (Massimo D'Alema nel 1998) hanno calpestato la Costituzione per partecipare a spedizioni militari in Iraq o altrove e per concedere le basi italiane ai bombardieri statunitensi che massacrarono la Serbia. Senza parlare dei diritti e della dignità dei lavoratori, a dir poco umiliati da leggi (Pacchetto Treu varato dal governo Prodi, Legge 30, meglio nota come legge Biagi, promulgata dal governo Berlusconi) che hanno precarizzato il mondo del lavoro ed hanno compresso e svalorizzato duramente la vita del proletariato giovanile in Italia. Giusto per intenderci. Il fronte del No accomuna alcuni esemplari delle peggiori politiche del passato. Ma, dall'altra parte, nel fronte del Sì si affollano gli esponenti peggiori delle politiche attuali, che hanno macellato e mortificato ulteriormente i diritti dei lavoratori (Jobs Act, Buona Scuola) e la Costituzione. Insomma, è una "gara" tra chi è peggio. Ovviamente, io mi schiero per il "No" a prescindere da chi componga la coalizione (o l'accozzaglia, come dir si voglia) che si è creata a sostegno del No alla "schiforma" renziana. Mi esprimo per il No in virtù di motivi etico-politici, di merito e di metodologia politica, per ragioni di tattica contingente e di strategia politica. Ma aggiungo che la Costituzione non è un dogma e che lo Stato borghese non mi rappresenta nella misura in cui non mi riconosco affatto nelle sue marce e putride istituzioni e nella sua ipocrita e corrotta democrazia che privilegia e tutela solo gli interessi delle élites economiche dominanti a netto sfavore delle classi popolari subalterne. In ogni caso, ritengo che nell'attuale momento storico-politico contingente occorra schierarsi apertamente a sostegno delle ragioni del "No".

Lucio Garofalo

Provo a mettere un po' d'ordine tra le varie interpretazioni e le valutazioni più disparate che ho letto in questi giorni sulla vittoria di Trump (imprevista solo per i media "mainstream") alle elezioni presidenziali USA. A parte la scarsa credibilità etica e politica di una candidata sostenuta apertamente dall'establishment imperialista e guerrafondaio come Killary Clinton, questa ha perso soprattutto (a mio modesto avviso) a causa del clamoroso fallimento delle politiche sociali ed economiche perseguite dall'amministrazione Obama, la cui elezione suscitò enormi speranze tra gli strati sociali meno abbienti e maggiormente in difficoltà in seguito alla crisi economica. Invece, negli anni di amministrazione Obama le fasce della popolazione sprofondate al di sotto della soglia di povertà si sono addirittura estese, coinvolgendo quelli che un tempo erano considerati i ceti intermedi benestanti. Non a caso, ritengo che il voto più determinante per il successo presidenziale di SturmTrump sia probabilmente venuto dai ceti operai e piccolo-borghesi impoveriti dalla recessione e dalle politiche fallimentari dell'amministrazione Obama. A "decidere" le sorti degli USA e del mondo, "optando" per il fascio-populismo (il razzismo xenofobo, il sessismo, la misoginia e quant'altro Trump incarna agli occhi dei "radical-chic" scandalizzati) sono stati pezzi di proletariato e piccola borghesia statunitensi, che hanno visto deluse le speranze riposte in Barack Obama all'indomani della sua elezione nel 2008. Intendo dire che quanti negli USA stanno scendendo in piazza per manifestare la propria rabbia ed indignazione al grido di "Trump non è il mio presidente", dov'erano prima? Perché non si sono mobilitati contro le politiche interne (ed internazionali) intraprese dall'amministrazione Obama? È vero che abbiamo assistito al sorgere del movimento degli Indignati contro Wall Street ed i responsabili della crisi. Ma tale movimento si è spento assai presto, non si è radicato in modo capillare tra le classi operaie e lavoratrici statunitensi per dare vita ad un'opinione pubblica progressista di sinistra, radicalmente alternativa o antagonista rispetto al sistema (establishment) dominante. Si è "consolato" con l'appoggio al candidato più schierato a sinistra, ovvero Bernie Sanders, con l'esito politico-elettorale a cui oggi abbiamo assistito.

Lucio Garofalo

Si approssima la data fissata per il referendum costituzionale ed il "premier" Renzi spara le sue ultime cartucce (a salve). Dopo le politiche di macelleria sociale, Jobs Act e Buona Scuola in primis, la ratifica a colpi di fiducia delle peggiori controriforme degli ultimi anni, ecco le briciole per incantare ed ingannare giovani, lavoratori e pensionati. Prima la miserabile uscita sui 500 milioni da destinare ai poveri, ma nel contempo elargiva miliardi per salvare le banche. Quindi, i vari annunci, menzogne e bluff in funzione del SI al referendum. Il famoso bonus ai giovani da spendere nei musei, i 500 € per gli operai che sono in Cassa Integrazione ed un intervento contro la povertà. Infine, la 14^ per le pensioni minime ed il taglio dei contributi sulle partite Iva. Ma la farsa renziana non si è ancora conclusa. Ci troviamo di fronte alla più classica operazione di mistificazione politica. Fumo negli occhi dei pensionati, dei lavoratori e dei giovani. Ma il "bello" si vedrà (temo) dopo il referendum. Se dovesse vincere il SI, la politica antioperaia, antidemocratica ed antipopolare di questo governo asservito al capitale finanziario e bancario, verrà considerevolmente rafforzata, resa addirittura più aggressiva ed imperativa di quanto finora non lo sia stata. Gli interessi e le ragioni di quel "mega-comitato di affari" della borghesia, predomineranno sistematicamente. Lo stato borghese diverrà ancora più autoritario e corrotto. Si inasprirà lo sfruttamento a scapito dei lavoratori, saranno aboliti i diritti, ad iniziare da quello di sciopero. Saranno definitivamente liquidati i servizi sociali e le pensioni pubbliche. La repressione poliziesca delle proteste operaie e sindacali diventerà più brutale e sistematica. E si estenderà la militarizzazione sociale, con il rischio di essere trascinati in guerre di rapina a beneficio esclusivo del decadente, caricaturale imperialismo italiota, che procede a rimorchio di altri imperialismi vincenti. Per tali ragioni, il tema del referendum non si può confinare, né circoscrivere nell'ambito di dispute di carattere meramente giuridico ed accademico, ma deve assumere il valore di una battaglia politica e di una questione di classe. Per vincere una simile battaglia occorre denunciare e demistificare la propaganda renziana, che, si nutre di promesse vacue e di miserabili elemosine con cui comprare i voti della povera gente, nella più classica e squallida tradizione democristiana. La politica di Renzi è il liberismo autoritario, paternalistico e compassionevole, che tramuta i lavoratori ed i cittadini in mendicanti: se il primo articolo della nostra Costituzione sancisce che "l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro", quando si mercanteggia il voto in cambio di un’elemosina si abbatte assieme alla dignità dei lavoratori anche l’art. 1. Per cui chiunque è in grado di comprendere che non è in gioco solo la seconda parte della carta costituzionale, ma anche la prima parte, che il regime borghese (prima democristiano, poi berlusconiano ed ora renziano) ha fatto marcire sulla carta per lunghi decenni. La propaganda ideologica renziana è demagogica, antidemocratica e reazionaria. Pur tuttavia, malgrado le elemosine e le menzogne, le ingerenze di origine straniera, un quesito a dir poco truffaldino sulla scheda referendaria, la controriforma costituzionale non passerà, ma verrà bocciata da un voto di protesta popolare.

Lucio Garofalo

Come recita un antico adagio popolare, "il padreterno regala il pane a chi è sprovvisto dei denti", l'Istituto Comprensivo di Lioni ha ricevuto il pane, ma non i denti per masticarlo. Nel senso che l'istituto dispone di due edifici all'avanguardia, sia per ospitare la sezione dell'infanzia e della primaria, sia per la secondaria di primo grado. Si tratta di strutture che furono costruite e donate dagli americani, se non erro, al Comune di Lioni negli anni immediatamente successivi al terremoto del 1980. Sono edifici dotati di aule e spazi in quantità cospicua, attrezzati di numerosi laboratori e quant'altro ancora. Oltre a ciò, nell'edificio scolastico è presente un museo etnografico-antropologico istituito in modo permanente. È una mostra che risulta assai ricca e ben fornita: esiste una raccolta che comprende circa 3500 oggetti distribuiti su una superficie di 500 mq, ospitata presso i locali della scuola primaria. La Mostra Etnografica fu allestita nel 1989 grazie all'iniziativa di un gruppo di docenti della scuola elementare dell'allora Circolo Didattico di Lioni. L'idea scaturì dall'esigenza di ricostruire un filo di continuità con il nostro passato, per favorire la riappropriazione dell'identità perduta a causa del tragico sisma del 1980, che distrusse l’Irpinia, ed affidare alle nuove generazioni un patrimonio di utensili e di arredi che raccontano l'uomo al centro di una storia locale, nella sua totalità, come essere individuale e sociale attraverso l’introspezione di oggetti da cui si deducono i rapporti reali della vita domestica e comunitaria. Si tratta di un autentico laboratorio della memoria, da visitare senz'altro, laddove si potrebbero scoprire, ad esempio, vecchi documenti, vecchi strumenti ed attrezzi scolastici, come un pallottoliere per far di conto, vecchie fotografie che ritraggono, tra l'altro, l'asilo infantile di Lioni risalente a vari lustri fa. È una mostra dove poter ammirare i giocattoli di un tempo, la ferrovia di una volta, arnesi ed utensili agricoli, arredi e reperti della civiltà contadina locale, antiche botteghe artigianali e tante altre testimonianze del nostro passato. Ma il problema è che un simile patrimonio di edilizia scolastica, assai prezioso, con strutture logistiche avanzate e beni storico-culturali di sicuro pregio, risulta valorizzato assai poco e male da chi dovrebbe averlo in cura e gestirlo in maniera più razionale e proficua. Ma ciò dipende esattamente da quei limiti soggettivi, politici e volontaristici a cui accennavo all'inizio del presente pezzo.

Lucio Garofalo

Una proposta di Educazione digitale.

Finora non ho avuto il tempo a disposizione per riflettere sul caso di Tiziana, la ragazza suicida per la vergogna. Ma non credete che si debba tentare un approccio più serio, intelligente ed approfondito rispetto ai vari post e ai commenti letti a riguardo? La tragica vicenda della donna che si è tolta la vita, amareggiata e depressa da una sorta di "gogna virtuale" a cui l'hanno quasi costretta in forza di alcuni filmati hard divenuti virali e divulgati su Internet dai suoi aguzzini, è stata una notizia agghiacciante ed inaudita, che ci ha angosciato in un modo atroce e doloroso. Non penso neanche che si possa demonizzare il Web nella misura in cui, al pari di qualsiasi medium o strumento tecnologico, è anch'esso neutrale in sé, per cui il suo valore (negativo o positivo) dipende esclusivamente dall'utilizzo che se ne fa. Direi, piuttosto, che si dovrebbero incoraggiare ed incentivare sapienti interventi formativi rivolti all'educazione digitale dei nostri giovani nelle scuole. Si sprecano tanti soldi per finanziare iniziative assolutamente sterili, vuote e fumose, attività improduttive ed inconsistenti, progetti fantasma e via discorrendo. Eppure, si dovrebbe istituire una valida ed efficace opera in senso preventivo ed educativo dei cosiddetti "nativi digitali", che abitui ad un uso più saggio e razionale delle tecnologie informatiche e multimediali, in particolare dei social-network. Ritengo che sarebbe un'esperienza lodevole ed auspicale, da promuovere e privilegiare in modo prioritario nelle scuole. Una seria progettualità di educazione digitale, concepita non come un arido e banale insegnamento di ordine tecnico, da "manualetto di istruzioni", bensì in termini di formazione globale ed integrale della persona sul terreno etico e civico, in stretta correlazione con le altre educazioni che rientrino nella sfera più vasta dell'educazione all'affettività, ad una socialità sana e corretta, alla cittadinanza attiva e cosciente, al pieno rispetto del prossimo. Non sarebbe affatto un'ipotesi da scongiurare, anzi.

Lucio Garofalo

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