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Giovanni Dotti

Non c’è giorno che le cronache non riportino casi di imbrogli, di evasione o di corruzione.  In altri paesi la legge li punisce severamente, in Italia no. Vedremo se il nuovo Governo riuscirà a fare qualcosa.  Si dice che se anche si scoprono storie di tangenti milionarie, come nel caso dell’EXPO, le grandi opere devono comunque andare avanti, per non penalizzare ulteriormente il Paese.  Mi sia permesso di non essere d’accordo.   Se infatti  si mandasse all’aria questo stramaledetto “EXPO delle mazzette” ritengo che l’immagine dell’Italia ne risulterebbe migliorata, e si darebbe al mondo un forte segnale di cambiamento.
  Perché solo cambiando musica e musicisti potranno tornare investimenti e lavoro, ora trattenuti dalla paura di un paese caotico e corrotto dove solo con la furbizia e le amicizie giuste si può eludere ogni concorrenza, pagando le tangenti a politici e faccendieri.  Solo con la PULIZIA della politica e degli appalti e con una seria RIFORMA della GIUSTIZIA l’Italia potrà risollevarsi e sperare nel  ritorno del lavoro e dell’occupazione. Che se anche non si creano per legge, come si usa dire, possono però essere grandemente favoriti e stimolati dal  RISPETTO DELLA LEGALITÀ e dalla creazione di un ambiente sano di CONCORRENZA LEALE dove tutti, anche senza santi e protettori, possono avere un lavoro onesto e pagare regolarmente le tasse, diminuite se pagate da tutti.
Varese, 7 giugno 2014                                           Giovanni Dotti

  al di là di complesse elucubrazioni mentali di professionisti della politica e politologi mi permetto anch’io di dire la mia, che a molti sembrerà  banale ma che, a mio avviso, è la chiave di volta del recente successo elettorale del Partito Democratico.
  Qualsiasi società, comunità o partito ha bisogno di un leader che la rappresenti e ne sappia interpretare gli interessi, le tendenze, le aspettative, gli umori.  Questo ha saputo fare mirabilmente il nuovo Segretario del P.D., ridando un barlume di fiducia e di speranza a milioni di Italiani che per questo sono tornati a votare a sinistra, indipendentemente da quello che riuscirà a fare nell’immediato futuro (che mi auguro sia comunque consequenziale, almeno in parte, alle promesse).  Dopo tanti anni di inerzia e quasi tacita acquiescenza alle politiche fallimentari e antipopolari delle destre, il P.D. è ritornato a parlare alla gente, ad interessarsi dei suoi problemi reali e non solo di quelli della sua classe dirigente.  Con quelli di prima il P.D. avrebbe continuato a perdere, ne è esempio lampante Hollande in Francia che con la sua leadership scialba e inconcludente (e con le sue meschine performance sessuali) ha scontentato un po’ tutti, alimentando così  il consenso alle destre populiste e xenofobe.   Renzi ha avuto anche il merito di contestare Grillo togliendogli la terra sotto i piedi, dimostrando l’inconsistenza di chi grida e scalpita senza nulla proporre ma solo critica l’operato degli altri, dando prova coi fatti che si può cominciare a ricostruire quello che i suoi predecessori hanno distrutto.  Ed ha anche dato un messaggio positivo alla nazione presentandosi con un’équipe di giovani d’ambo i sessi, in evidente contrasto con la gerontocrazia maschilista da anni imperante in questo paese.  Infine, come hanno ben sottolineato alcuni, ha trasformato il P.D. da partito “ideologico” di classe in partito moderno, post-ideologico, aperto a tutti coloro che in armonia e con onestà d’intenti vogliono aiutare questo nostro paese ad uscire dal pantano in cui per anni è stato tenuto da una classe dirigente arroccata più alla difesa dei propri privilegi di casta che a quella dei diritti e dei legittimi interessi dei normali Cittadini.
“Chi bene inizia è alla metà dell’opera” recita un vecchio adagio; speriamo che il Governo Renzi continui sulla strada intrapresa, senza troppi intoppi e soprattutto senza tentennamenti.   Gli Italiani dopo tanti anni di fregature sono diventati più attenti e più diffidenti, sapranno discernere tra chi le Riforme le vuole davvero e chi più o meno tacitamente le osteggia, e sapranno trarne la giusta valutazione alla prossima tornata elettorale.
Varese, 30 maggio 2014                                                                                                      Giovanni Dotti  

   Con un ASTENSIONISMO del 42% non c’è da stare allegri. Almeno ci fossero delle regole atte a ridurre il numero dei Parlamentari eletti in base al numero dei votanti, perché così avremmo già ridimensionato il Parlamento (Europeo in questo caso), con eliminazione di tanti politici inutili e dei costi relativi.   Già scrissi in passato una lettera in proposito (Dar valore all’astensionismo) che però non trovò seguito tra i politici.

   Se l’astensionismo è un fenomeno patologico per una democrazia “matura”, perché indice di incertezza, delusione, sfiducia nella politica, altrettanto si è dimostrato esserlo il “GRILLISMO”, in cui confluiscono varie anime: protestatarie, contestatrici, iconoclaste, sfasciste, di provenienza politico- culturale diversa ma non  sempre facilmente delineabile (sin., dx., centro?), tutte comunque di carattere antidemocratico  perché vorrebbero affossare la cattiva politica attuale (e non ne avrebbero tutti i torti) per sostituirla con un “governo virtuale” della rete, costituito essenzialmente da una “cupola pensante” e da tanti succubi  yes-men  da essa dipendenti e traenti la linfa vitale per il loro sostentamento (e che pertanto molto difficilmente si ribelleranno, pena l’esclusione).

  Per combatterli entrambi c’è la BUONA POLITICA, che sembra finalmente far capolino con Renzi.  Se il suo Governo, composto da persone abbastanza giovani, intelligenti e coraggiose (e sembra oneste nelle intenzioni) come lui, riuscirà  a sconfiggere la malapolitica degli ultimi decenni varando quelle RIFORME di sistema che da anni la parte sana del Paese si aspetta, ed in primis quella della GIUSTIZIA che costituisce il cardine di ogni sistema democratico, allora Astensionismo e Grillismo saranno ridimensionati e l’Italia potrà avviarsi verso un NUOVO RISORGIMENTO NAZIONALE risollevandosi dal marasma degli anni bui in cui per volontà di una minoranza (?) di politici inetti ma avidi e corrotti è stata tenuta. 

  Il recente buon risultato elettorale del P.D. rinnovato di Renzi induce a bene sperare.

Varese, 27 maggio 2014                                                            Giovanni Dotti

    Berlusconi  pur con le sue esagerazioni e le “sparate” da campagna elettorale (ha assimilato Grillo a Hitler,  Stalin,  Pol Pot,  Pyongyang) mi sa che ha colto nel segno: vede nella figura di Grillo rispecchiato se stesso, con gli stessi attributi che gli sono propri nel bene ma anche e soprattutto nel male. L’ambizione, la caparbietà, la tenacia, ma anche la furbizia e l’ambiguità, l’astuzia e l’inganno, la teatralità tragi-comica (per non dir peggio), l’egocentrismo, la megalomania e la sete di successo e di potere.  In altre parole vede in Grillo una certa somiglianza con se stesso, riscontra in lui quelle stesse doti che lo hanno sempre contraddistinto e che lo hanno portato al successo, e per questo lo detesta e lo teme .
   Se quindi da una parte vede in Grillo un pericoloso concorrente per “similitudine”, dall’altra vede in Renzi un temibile avversario per motivi opposti: chiarezza ed onestà delle intenzioni e dei programmi e soprattutto coraggio, serietà e determinazione nel portarli avanti guardando più agli interessi del Paese che dei propri.  Pertanto sa di trovarsi tra due fuochi di opposta tendenza, e si agita scompostamente insultando ora questo ora quello per cercare di bruciarsi di meno. Perché sa che politicamente ha ormai le armi spuntate ed è in fase decisamente calante, ma tuttavia cerca affannosamente di restare a galla.
  In campo quindi restano praticamente due soli veri rivali: Renzi e Grillo.  Agli Italiani dunque la scelta: se stare con chi vuole il cambiamento nella chiarezza, nella legalità e nella democrazia, o affidarsi al nuovo Berlusconi che sbraita e sproloquia dicendo di voler sfasciare tutto e promette di cambiare l’Italia a suo modo, imponendo i suoi diktat ed instaurando il suo regno, cioè un “regime” di tipo populista e un po’ fascistello, come già ne abbiamo visto in passato.   Da una parte una gioventù seria, intelligente, onesta e preparata intenzionata a “cambiare verso” a questo povero Paese, dall’altra una gerontocrazia arrogante, prepotente e autoreferenziale, che vorrebbe andare al potere col suo manipolo di yess-men senza nemmeno dirci poi cosa i farà. 
  Perché se Grillo e Casaleggio hanno fondato il Mov. 5 Stelle sulla giusta protesta contro un sistema degenerato e corrotto, finora non hanno ancora presentato alcun programma preciso ma hanno saputo solo attaccare pretestuosamente l’attuale Governo su qualsiasi provvedimento, anche sulle buone cose che in pochi mesi, tra mille difficoltà, ha cercato di fare.  Personalmente non mi fido di chi solo protesta senza mai nulla proporre e rifiuta ogni collaborazione, e sopratutto preferisco un sistema democratico pur con le sue pecche ad un “salto nel buio”, cioè ad un sistema autoritario dal futuro “ignoto” a guida Grillo-Casaleggio. 
Varese, 19 maggio 2014                                                  Giovanni Dotti    

   Sento quotidianamente con disgusto le dichiarazioni di un ex Presidente del Consiglio, condannato in via definitiva e che dovrebbe essere in carcere o al massimo agli arresti domiciliari come succederebbe ad altri nei suoi panni in un paese “normale”, che pontifica ora contro i Magistrati che lo avrebbero condannato ingiustamente, ora contro il Presidente della Repubblica ed il presunto “complotto” ai suoi danni che lo ha costretto alle dimissioni, quando è largamente risaputo che, dopo la defezione di Fini & C, senza la compra-vendita dei Parlamentari il suo governicchio sarebbe caduto molto prima.
   “Quousque tandem Berluscone abutere patientia nostra?” (Fino a quando Berlusconi abuserai della nostra pazienza?) direbbe Cicerone.  In altri paesi dell’U.E. un simile personaggio sarebbe stato da un pezzo emarginato dalla politica e interdetto perpetuamente dai pubblici uffici.   Ma siamo in Italia, che un “paese normale” evidentemente non è.  E che con i buchi nelle scarpe e le patacche nei pantaloni continua a sfornare progetti megalomani come l’Expo, con l’illusione di un ritorno economico che, se pur ci sarà, sarà minimo, mentre per ora le spese sono folli anche per l’infiltrazione delle mafie e l’ingordigia di imprenditori e di personaggi senza scrupoli disposti a pagare fior di tangenti a politici corrotti pur di fregare i concorrenti più onesti.
   E poi ci si lamenta del sovraffollamento delle carceri, ed anziché accelerare i processi, inasprire e rendere certe e immediate le  pene per certi odiosi reati (come quelli contro il patrimonio dello Stato, che è un bene di tutti) si pensa di ridurle con sconti di pena, amnistie ed indulti, e invece di pensare di costruire nuove carceri (o prevedere pene alternative per alcuni reati minori) si continuano a spendere malamente i soldi pubblici per opere faraoniche inutili ma evidentemente fruttuose in tangenti.
    Impariamo piuttosto dalla Germania e da altri paesi civili a far funzionare meglio e con costi minori la Politica e soprattutto a rendere più rapida ed efficiente la Giustizia, varando quelle Riforme che da anni invano si attende il Popolo Italiano.  Perché in un paese dove la Giustizia funziona davvero ed i “controlli” sull’operato dei politici e dei pubblici amministratori sono efficienti, e non una farsa come ora in Italia, gli episodi di malaffare sono di gran lunga inferiori e vengono a galla per tempo, ed i colpevoli scoperti vengono condannati e/o costretti alle dimissioni senza possibilità di reintegro, come invece succede da noi, in modo che difficilmente possano continuare a nuocere alla società.
   Questo per ribadire l’urgente necessità di una RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, che corregga le storture e le défaillances attuali, come antidoto alla corruzione e all’illegalità dilaganti oggi in Italia, visto che in Europa nulla si muove in tal senso, per riportare il nostro Paese su una strada allineata a quella degli altri partners europei socialmente e culturalmente più avanzati. Senza la quale non sarà possibile alcuna ripresa economica e sociale, ogni altra Riforma sarà vanificata e l’Italia continuerà a sprofondare senza speranza nel pantano attuale.
Varese, 16 maggio 2014     Giovanni Dotti 

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