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Il lavoro non regolare nelle sue varie forme è un fenomeno grave e fortemente dannoso, fonte di numerose ed ulteriori problematiche: minaccia per la protezione e la sicurezza dei lavoratori, distorsioni della concorrenza, perdite di entrate per l’amministrazione fiscale e le assicurazioni sociali, disagio sociale, cambiamenti nell’assetto produttivo e nella forza lavoro, ricadute sulla formazione.
In genere si sente discutere di questi temi in termini statistici, di quantificazione dell'economia sommersa e del lavoro irregolare. Si lascia da parte il disagio sociale che, seppur spesso non visibile nello scorrere della vita quotidiana, si annida in modo preoccupante, soprattutto in alcune categorie sociali. Così, mentre l'irregolarità assume l'aspetto di normalità, chi può permetterselo rinuncia a lavori poco redditizi o addirittura costosi mentre altri continuano vivendo di speranze.
In periodi di crisi economica, per opportunismo o costrizione, tale fenomeno rischia di espandersi in modo incontrollato, moltiplicando i soprusi in ambito lavorativo. Qualcuno si è mai chiesto quali sono gli aspetti psicologici e le ripercussioni emotive che accompagnano l'accettazione o meno delle ingiustizie sul lavoro?




















