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Cambiamento. E' un bel termine, d'impatto, di forte fascino rivoluzionario. Nelle nostre terre l'abuso di questa parola è da tempo pratica ben conosciuta; del resto l'Irpinia sembra accentuare i vizi del resto d'Italia!
Generalmente, l'ovvia reazione ad un problema è di cercarne un'efficace risoluzione. Se i comportamenti errati durano da tempo, il malcontento produce una forte spinta alla richiesta di cambiamento. E' in questa fase che l'entusiasmo evapora mentre emotività ed egoismi prendono il sopravvento. Si chiede di mutare le cattive abitudini, di attuare migliorie, poi nel momento dell'azione arrivano i tentennamenti. Sarà paura dell'ignoto, improvvisa sfiducia nei propri mezzi, timori di nuove responsabilità, rivalutazione dello status abitudinario. Certo è che il “cambiamento” non arriva se non temperato da decine di “miglioramenti” che spesso ne snaturano del tutto il carattere rivoluzionario.




















