
| Articoli - Politica |
URL breve per questo articolo: http://is.gd/jAIcnJ
Si sta toccando il fondo.
La situazione è insostenibile, certo, ed è necessario, in un momento così drammatico, compiere i dovuti atti di responsabilità.
Questo non deve, tuttavia, significare prevaricazione o declassamento di un'intera provincia che sta dando il suo costosissimo contributo alla soluzione di un annoso problema che è alimentato dalla malapolitica e dal malaffare.
Di cosa parlo? Dell'ormai eterna "emergenza rifiuti" in relazione alla quale il procuratore della repubblica di Napoli, Lepore, ha, secondo me, pronunciato parole di cui si sarebbe potuto fare a meno. Egli sostiene, infatti, che l'unica soluzione possibile sia di creare nuove discariche nella lande deserte e desolate dell'interno, sulle montagne sperdute dell'avellinese o del beneventano. Qui, infatti, sarebbero disponibili suffcienti spazi "lontani dai centri abitati".
Questa la sua posizione. E la nostra amministrazione? Tace. Napoli è alla ribalta delle cronache nazionali e noi? Invisibili.
Si continuano a sversare rifiuti in alta Irpinia e, fuori dalla provincia, non se ne sa niente. Se la regione dovesse decidere di tradurre in realtà le parole di Lepore, sono convinta, continuerebbe a incombere un pesante silenzio. Ci sarabbero disordini, agitazioni, proteste ma tutto sarebbe taciuto, come è sempre stato fino ad ora.
E' una situazione indegna e vergognosa. Eppure, la nostra Provincia dovrebbe interloquire più facilmente con un'amministrazione regionale dello stesso colore politico, in cui il vicepresidente della giunta è il nipote di uno dei più influenti uomini politici irpini, e invece questo elemento sembra semplicemente facilitare la presa di decisioni che pongono una soluzione temporanea ad un problema che non finirà mai se non se ne ricercherà una soluzione organica ed articolata che affronti la questione nel suo complesso, predendendo atto che si tratta di un problema politico.
E' vero che bisogna attribuire a Caldoro pieni poteri, come sostiene Lepore, ma non per infliggere all'Irpinia l'ennesimo colpo basso, bensì perché si assuma le responsabilità proprie di un presidente di Regione e faccia quel che deve per il bene di tutta la comunità campana e non solo di una parte.
Il mio sdegno va oltre ogni misura, la rabbia è tanta. Nonostante io ami Napoli, città di molte delle persone a me più care, in quanto avellinese non posso tollerare oltre questo atteggiamento denigratorio nei confronti della mia terra, deturpata nell'indifferenza generale. L'intera cittadinanza deve mobilitarsi per difendere i territori più a rischio perché è un problema che interessa noi tutti e non solo le popolazioni dell'alta Irpinia: che le sue terre non siano densamente abitate non ci mette al riparo da rischi ambiemtali elevatissimi né giustifica tanta tracotanza!
E' vivissimo nei miei genitori il ricordo del tremendo terremoto del 1980, come in tutti coloro che hanno abbastanza memoria per ricordarlo. E i loro racconti sono sempre accompagnati dalla medesima considerazione: "Allora tutto si fermò a Napoli: la tragedia sembrò più essere loro che nostra!".
Senza voler rivangare tante altre questioni, concludo esprimendo soltanto la speranza che con la questione rifiuti non si finisca, come all'epoca del sisma, per dimenticare completamente una provincia che rischia di scontare conseguenze gravissime.
Queste le terre che meritano il titolo di discarica della regione.































