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Le ideologie ci forniscono ottimi pretesti per soddisfare l'innata voglia di fare guerra agli altri.

Walter Di Gemma

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Home Politica Il PDL e le virtù teologali

Passione Avellino


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Il governo Berlusconi oramai si fonda più sulle virtù cristiane che sul consenso popolare.
Il Premier scambia, facendole proprie, le Virtù Teologali, quelle che riguardano Dio, e cioè la  Fede, la Speranza e la  Carità, con le Virtù Cardinali, che riguardano l’uomo, e che sono la Prudenza, la Giustizia, la Fortezza  e la Temperanza. Tra queste ultime ve ne  sono due in particolare che egli di sicuro non ama e che certamente  non possiede  e cioè la Giustizia (!) e la Temperanza,  che è la moderazione dei piaceri sensibili (dei sensi).
Il Presidente del Consiglio, anche nel caso dell’ultimo scandalo legato ai soliti  festini e belle donne, non ha perso l’occasione per  sottolineare che tutte le sue azioni,  persino le sue telefonate notturne,  sono sostenute da un grande spirito religioso, ispirato esclusivamente da uno  smisurato sentimento di Carità Cristiana che rappresenta, appunto, una delle  tre Virtù Teologali.
Vuoi  vedere che Silvio, una volta nominato Presidente della Repubblica,  sogna di  diventare anche Papa?
E forse pensa di fare pure carriera, immagina cioè di essere nominato Santo,  coltivando, nel contempo,  la segreta speranza  di essere “eletto” al posto  dell’Onnipotente , magari  con l’aiuto  di un  “lodo” divino che lo emendi da tutti i peccati (eventualmente) commessi durante la vita terrena.
Intanto, in uno dei suoi consueti  show televisivi,  egli ha affermato di amare la vita e le belle donne al di sopra di ogni altra cosa.
La (bella) vita e le (belle) donne sono il suo Dio.
Affermazione assolutamente sacrilega che ben si collega alle recenti barzellette blasfeme che suggeriscono l’ idea di trovarsi al cospetto di  un uomo non del  tutto  rispettoso del prossimo.
Il  “ghe pensi mi” di Berlusconi, alla luce dei fatti,  non è stata quindi una dichiarazione di intenti, né un discutibile spot pubblicitario del governo del fare, ma, peggio, l’espressione di un delirio di onnipotenza, una sorta di ipervalutazione  o di saturazione dell’Io  che trae origine dalla  pretesa  di essere in grado, da solo, di risolvere ogni cosa.
E  pensiamo di essere benevoli, perché a qualcuno è sembrata  addirittura  una  minaccia rivolta a tutti quelli che, ideologicamente o culturalmente,  si  oppongono al suo concetto, personalissimo e non sempre condivisibile,  di democrazia e libertà.
E allora meglio tornare alla politica e ai problemi dei cittadini.  Perché mentre i “grandi” litigano sugli appartamenti di  Montecarlo o  le ville nei paesi esotici, sugli scudi protettivi e le protezioni date alle marocchine-finte-egiziane, sui porci romani e sulla grande “Padania”, i colossali problemi economico-finanziari,  sia nazionali che mondiali, con tutto quello che ne consegue, (disoccupazione, precariato, tasse, inquinamento, sanità, pacificazione sociale, ecc. ecc. ) rischiano di sommergerci, come la montagna di rifiuti che  ricopre e soffoca  le sciagure e le vergogne di  Napoli e di tutta la  Campania. Noi non vogliamo ripetere la celebre frase di Indro Montanelli, che non a caso è stato il più tenace oppositore di Berlusconi,  “ turatevi il naso e votate DC”, per evitare il sorpasso del PCI alla Dc nel 1976.
Noi non vogliamo turarci il naso e tenerci Berlusconi.
Noi non vogliamo farlo perché un’altra destra è possibile.
Noi non vogliamo farlo perché  un’altra destra esiste.
Ed è una destra innanzitutto liberale, riformista e costituzionalista, formata da persone di qualità, in grado di esaltare il merito e le capacità individuali.
Una destra formata da uomini e donne intelligenti e preparati, adatti, quindi, a realizzare il più grande e nobile dei progetti politici: la creazione di una nuova classe dirigente, capace di coniugare finalmente la competenza con l’onestà, la trasparenza di ogni atto con la saggezza amministrativa, la comprensibilità delle discussioni con la chiarezza delle scelte.
Solo in questo modo possiamo liberarci da tanta zavorra, convinti come siamo, molto semplicemente,  che in questi ultimi anni  all’azione politica è mancato il merito e la capacità.
Il peso che ha rallentato il nostro cammino e che ha frenato l’evoluzione dei  processi economici e ostacolato la crescita politica, economica e sociale dei nostri territori, scaturisce da una inaccettabile legge elettorale,  madre di tutte le nostre disgrazie, perché ha voluto sacrificare la rappresentatività sull’altare di  una dubbia governabilità, realizzata da nominati e non da eletti e, per questo, privi di ogni merito. Ed in ogni ambito, ma soprattutto in politica, quando  manca il merito, muore prima la  libertà e poi  la democrazia.

 

Dott. Carmine Montanile
Dirigente di Merito è Libertà

 
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