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Riproposta di una lettera alla PREALPINA del marzo 2010

 “Questa è l’Italia che vorrei !” :  questa frase ad effetto profferiva  il nostro beneamato Premier all’inizio della sua avventura politica.  Forse quella di oggi è proprio quella che lui auspicava, un’Italia piena di affaristi e corrotti, di “uomini del fare” – come lui usa chiamare sé e i suoi amici – svincolati da qualsiasi controllo e da qualsiasi regola sia civile che morale, insofferenti della Giustizia che deve valere solo per i loro “sudditi” ma che le loro malefatte dovrebbe sempre lasciare impunite, uomini che ipocritamente sostengono la Religione e la Chiesa solo per trarne vantaggio e per evitare critiche al loro operato sia sul piano politico che personale (vedi le edificanti avventure “piccanti” della scorsa estate e le più recenti su cui la Chiesa ha pietosamente chiuso un occhio se non due), che propinano a piene mani alla massa del popolo a mezzo stampa, TV e quant’altro sport, notizie e spettacoli di bassa lega, a base di gossip, gay e veline, sapendo bene - come scrive Giorgio Bocca - che “il consenso si ottiene anche alla maniera di Circe, trasformando gli uomini in porci”.

  Gli “uomini del fare” con privatizzazioni e cartolarizzazioni hanno praticamente svenduto (a prezzi stracciati) agli amici degli amici buona parte del patrimonio pubblico dello Stato e di vari Enti, anche pensionistici (un vero affare per loro ma pessimo per i Cittadini), e recentemente con apposita legge hanno imposto alle Amministrazioni periferiche la privatizzazione della gestione dell’acqua potabile, bene di primaria importanza, quando nei paesi come la Francia si sta facendo marcia indietro ritornando dalla gestione privata a quella pubblica perché riconosciuta assai meno costosa per i cittadini (evitando di impinguare inutilmente le tasche di affaristi privati). Hanno favorito in ogni modo la cementificazione del territorio, spesso deturpandolo e svincolando anche aree protette, per incrementare i loro guadagni (per dar lavoro, dicono loro, ma così incentivando l’immigrazione dai paesi dell’est e del terzo mondo per poter usufruire di mano d’opera a basso costo, sottopagata quando non anche addirittura in nero); hanno cercato con ogni mezzo di impedire qualsiasi controllo sui flussi di denaro in Italia e all’Estero (nei cosiddetti “paradisi fiscali”), favorito l’esportazione clandestina di ingenti capitali, anche di dubbia o illecita provenienza, ed il loro parziale rientro in patria ripuliti a costi irrisori; hanno praticamente incentivato l’evasione fiscale (stimata la maggiore di tutto il continente europeo) limitando la possibilità di seri controlli , con la amara conseguenza che per la stragrande maggioranza dei Cittadini (lavoratori dipendenti, pensionati, piccole e medie imprese artigianali e commerciali)  la  tassazione è rimasta alta per compensare il mancato introito dell’evasione nonché le spese pazze per opere pubbliche faraoniche (ponte di Messina, G8, mondiali e vari altri eventi sportivi, esposizioni e fiere internazionali ecc.), consulenze e costruzioni varie attribuite o date in appalto ad una cerchia ristretta di loro amici con criteri  di tipo privatistico al di fuori di ogni  normativa concorsuale pubblica ed in barba alla tanto sbandierata “libera concorrenza di mercato” da essi evidentemente sostenuta solo a parole (come è emerso dalle recenti vicende riguardanti la Protezione civile).  Se poi aggiungiamo le continue picconate ed i continui intralci alla Giustizia e gli insulti ai Magistrati (soprattutto a quelli che fanno il proprio dovere nell’esercizio delle loro funzioni in processi “difficili” ove sono implicati mafiosi, politici e affaristi vari),  le leggi elettorali fatte a loro uso e consumo (che impongono le candidature dall’alto, in pratica scelte tra gli uomini di loro fiducia da far votare al popolo imbesuito da una martellante propaganda ben orchestrata attraverso i mass-media che in gran parte controllano) ed il tentativo, purtroppo in parte riuscito, di mettere il bavaglio anche all’ormai poca informazione “ostile” (come usano chiamare l’informazione libera che finora non sono riusciti a tenere a bada)  il gioco è fatto e la democrazia è morta!

  “E’ questa l’Italia che vorrei ?” mi chiedo da privato Cittadino, libero e non “suddito”.  Rispondo come risponderebbe Tinto Brass, che senza ipocrisia nei suoi films mette a nudo le bassezze e le pulsioni freudiane della psiche umana, rispondo NO !  Perché il coraggio di dire NO rende l’uomo LIBERO in una società avvilita e sfiduciata come la nostra, in cui per opportunismo, convenienza, indolenza o  paura tanti yes-men  applaudono o tacciono di fronte a tanti imbrogli, a tante bassezze e a tante ipocrisie.

Varese, 3 marzo 2010                                                 dr. Giovanni Dotti

 
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