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Con la delusione per il voto elettorale, a sinistra si torna a parlare di resa dei conti. Qual'è la novita?
Questi presunti big della politica, in balìa di una smisurata cecità diplomatica, appaiono come scimmie impazzite combattute tra la continua ricerca del lìder maximo e l'atavico rifiuto dell'autoritarismo da kapò.
Nel nome della libertà di espressione per le diverse anime dell'alleanza di turno, sacrificano qualsiasi visione realistica del mondo che li circonda, dimenticano ogni esigenza della loro base elettorale e diventano un mero aggregato di opinioni. Per poi perdere le elezioni e giungere alla premeditata resa dei conti. Un cane che si morde la coda.
Succubi di un algoritmo impazzito che ha come costante la scissione comunista, si dividono in modo ricorsivo per poi riunirsi alla scadenza elettorale e ricominciare tutto daccapo alla conta dei voti.
Si dichiarano vicini alle esigenze del popolo ma poi, non capendone le iniziative, bollano alcuni fenomeni col termine "anti-politica"; rifiutano i motivi dell'anti-politica e borbottano di anti-sistema; si ritengono vittime dei movimenti anti-sistema e li assimilano all'astensionismo.
Eludono tutti gli studi recenti che confermano la conquista della Lega dei voti che erano della DC; minimizzano il continuo arretramento della sinistra fino a permettere lo sfondamento in Emilia e Toscana; rifiutano che il movimento padano, nato come anti-partito, sia oggi strutturato e organizzato come i partiti di un tempo; trascurano per di più che le camicie verdi "rubano" voti al Pdl inchinato a Berlusconi ed al centrosinistra crogiolante nel proprio intellettualismo.
Così non disattendono l'ottusità che li caratterizza e considerano il partito di Bossi ancora come un movimento di protesta.
Ricordate le tre scimmiette "non vedo", "non sento", "non parlo"? Non possono certo essere loro a salvare l'Italia dalla deriva.




















