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Da più parti giunge da tempo una pressante richiesta di cambiamento. La classe politica appare sempre più disorientata non riuscendo a trovare la propria dimensione dopo la svalutazione dei termini convenzionali di destra e sinistra. Laddove la politica non comunica quasi più nulla se non auto-referenze e critiche alla controparte, la Società appare pressoché emarginata, abbandonata a se stessa.
Per molti in Irpinia la politica è soffocata tra poteri affaristici ed acuti trasformismi. Non si può contare sui grandi partiti nazionali dato che ognuno legittimamente difende i propri interessi: la Lega quelli padani, il PdL quelli lombardo-veneti, il PD quelli tosco-padani. Tempo fa al Sud pensava soprattutto la DC che cercava di compensare il divario con il Settentrione: peccato lo facesse con la politica dell'assistenzialismo e dei concorsi pubblici. Così ad oggi gli interessi economici sono al Nord e, in un Paese nel quale manca una reale volontà civile e politica di riequilibrarlo, il divario si acuisce sempre più.
Di conseguenza, come in tutte le situazioni disastrose, non resta altro da fare che contare sulle proprie forze: bisogna creare un fronte di partiti e movimenti meridionalisti; tante anime legate da un unico leader. C'è bisogno della gente che deve capire e assimilare il proprio bisogno di reagire; deve intendere che le proprie terre sono soggiogate da 150 anni di simil-colonialismo; perché non è più possibile assistere inermi all'emigrazione dei suoi figli, alla chiusura dei centri d'interesse economico, al ricatto dei favori ricevuti dai padri, al giogo dello scambio di compiacenze. Bisogna smetterla di essere alla continua ricerca del potere magari da usare come arma per ridimensionare pensieri, ideologie e passioni.




















