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Avevo indicato la meritocrazia come parola impossibile; scopro poi il presentarsi alle prossime elezioni dell'Associazione "Merito è libertà". E' vero, nomine e responsabilità assegnate in base a talento e merito non possono che essere fonti di libertà.
Ciò che lascia perplesso è che queste parole si siano dovute vestire di un colore politico per avere visibilità; che un gruppo di persone abbia visto un vuoto meritocratico tale negli aspetti sociali e politici di queste terre da puntare in modo predominante (fin dal nome dell'associazione) sulla dichiarata lotta a colmarlo.
E mi chiedo: è questo un paradossale risultato di anni e anni di assistenzialismo, naufragato in sacche più o meno ampie di clientelismo? Qualcuno dall'altra parte reagirà o in futuro il cittadino si ritroverà a votare dovendo scegliere anche tra merito e solidarietà? Non dovrebbero essere aspetti presenti in ogni schieramento democratico che si rispetti?




















